
Sono passati 59 anni , ma quella giornata è rimasta dentro una canzone.
E’ incredibile pensare come un’emozione riesca a sopravvivere al tempo.
Mi riecheggiano le prime parole “Seduto in quel caffè io non pensavo a te….”
E’ questa forse la magia di “29 Settembre”: raccontare il momento esatto in cui un ‘emozione entra nella nostra vita senza chiedere permesso.
Lucio Battisti e Mogol non raccontano soltanto una storia d’amore.
Raccontano quella zona misteriosa dell’animo umano in cui desiderio , memoria , nostalgia e sentimento si confondono.
E lo fanno attraverso una data precisa quasi a dirci che certe emozioni hanno un giorno una data , un’ora, un cielo sotto il quale sono nate.
E allora mi sono chiesta quale fosse quel cielo.
Non per trovare una spiegazione. Le grandi canzoni non si lasciano spiegare. Semmai per ascoltare le “coincidenze” quelle piccole sincronicità che ogni tanto sembrano unire il cielo alla vita.
Il 29 settembre 1967 la Luna era calante.
Chi mi segue sa quanto ami questa fase lunare. La Luna calante non accende i riflettori, li abbassa leggermente. Non spinge verso il mondo esterno ma verso quello interiore. È la fase dei ricordi, delle riflessioni, delle emozioni che riaffiorano quando il rumore si fa più lieve.
E non riesco a non sorridere pensando che proprio il giorno legato alla canzone della memoria per eccellenza fosse accompagnato da una Luna che invitava a guardarsi dentro.
Anche il resto del cielo sembra raccontare una storia sorprendentemente vicina a quella di 29 Settembre.
Luna e Venere camminavano insieme in Leone, il segno del cuore che non ha paura di emozionarsi, dell’amore vissuto come slancio, del desiderio che accende la vita all’improvviso.
Mercurio attraversava la Bilancia, segno degli incontri, degli sguardi che diventano dialogo, delle relazioni che cambiano la prospettiva delle cose.
Marte viaggiava invece in Sagittario, con il suo bisogno di libertà, di movimento, di orizzonti più ampi. Un po’ come quella parte di noi che, almeno una volta nella vita, ha sentito il richiamo di qualcosa di nuovo senza sapere esattamente dove l’avrebbe portata.
Così amore, relazione e desiderio di libertà sembrano incontrarsi poeticamente nello stesso cielo. Come se le note di quella canzone stessero già scrivendo la loro melodia tra le stelle.
E poi c’è una coincidenza che trovo davvero suggestiva.
Lucio Battisti era dei Pesci. Acqua, sensibilità, immaginazione, nostalgia.
Mogol è Leone. Fuoco, cuore, creatività, passione.
Acqua e fuoco.
Sogno e coraggio.
Memoria ed espressione.
Due energie diverse che si sono incontrate per trasformare una semplice data del calendario in uno dei simboli più emozionanti della musica italiana.
Forse le sincronicità servono proprio a questo: non a dimostrare qualcosa, ma a farci meravigliare. Perché a volte il cielo, le emozioni e le canzoni sembrano ricordarci che esiste un linguaggio invisibile capace di attraversare il tempo.
E forse, sessant’anni dopo, quel linguaggio continua ancora a sussurrarci le stesse parole:
“Seduto in quel caffè io non pensavo a te…”
Marianna L.
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