Vogliamo una scuola che istruisca, noi siamo il futuro!!!

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Ci sono momenti in cui i ragazzi riescono a dire con poche parole ciò che gli adulti spesso complicano con lunghi discorsi.

Mi è bastato guardare alcune fotografie scattate fuori dai cancelli del Liceo Brotzu per fermarmi a riflettere.

“Noi siamo il futuro, dateci l’igiene.“

“Quando farete la disinfestazione faremo lezione.“

“Vogliamo una scuola che istruisca, non che infetti.“

Cartelli scritti a mano, forse imperfetti nella forma, ma potentissimi nel contenuto.

Quello che mi ha colpito non è stata la protesta in sé. Mi ha colpito il fatto che degli studenti abbiano sentito il bisogno di manifestare per chiedere qualcosa che dovrebbe essere scontato.

Frequentare una scuola pulita.

Studiare in un ambiente sicuro.

Sentirsi tutelati.

Da ex insegnante e da persona che ha sempre creduto profondamente nel valore dell’educazione, non posso fare a meno di chiedermi in che modo siamo arrivati al punto in cui dei ragazzi devono appendere cartelli ai cancelli per ricordarci che la scuola è prima di tutto un luogo da vivere, oltre che da frequentare.

La scuola non è soltanto un edificio.

La scuola è esperienza.

È relazione.

È crescita.

È il luogo in cui si imparano non solo formule, date storiche e regole grammaticali, ma anche il rispetto, il senso civico e l’appartenenza a una comunità.

E proprio per questo una scuola deve essere in grado di trasmettere cura.

Perché la cura educa tanto quanto una lezione.

Quando un ambiente è trascurato, il messaggio che arriva ai ragazzi è altrettanto forte quanto quello che ricevono dai libri.

Forse è per questo che quelle frasi mi hanno colpito così tanto.

Non ho visto studenti in cerca di uno scontro.

Ho visto giovani che chiedono ascolto.

Ho visto ragazzi che stanno esercitando il diritto di partecipare alla vita della loro comunità scolastica.

Ho visto cittadini in formazione che hanno deciso di non restare in silenzio.

E sinceramente credo che dovremmo prestare attenzione a questo aspetto.

Troppo spesso diciamo che i giovani sono disinteressati, passivi, distanti dalla realtà. Poi, quando trovano il coraggio di esprimere un disagio, facciamo fatica ad ascoltarli.

Forse dovremmo fermarci un attimo e osservare meglio quei cartelli.

Dietro quelle parole c’è una domanda semplice:

che tipo di scuola vogliamo costruire?

Una scuola che si limiti a trasmettere nozioni oppure una scuola capace di educare attraverso l’esempio?

Perché se i ragazzi sono davvero il nostro futuro, allora non basta dirlo nei discorsi ufficiali.

Bisogna dimostrarlo con i fatti.

E i fatti passano anche dalla qualità degli ambienti in cui studiano, crescono e trascorrono una parte importante della loro vita.

Quelle scritte appese ai cancelli del Brotzu non parlano soltanto di igiene o di disinfestazione.

Parlano di rispetto.

E quando dei giovani chiedono rispetto, il minimo che possiamo fare è ascoltarli.

Marianna L.

#scuola #liceo #Quartu #studenti

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